Lengua Veneta

Il veneto è una lingua Indo-Europea, Italica, Romanza, Occidentale.

La lingua veneta è riconosciuta con identificativo ISO 639-3vec” dall’UNESCO e classificata fra le lingue viventi nel catalogo Ethnologue. Ethnologue è l’elenco delle circa 6700 lingue parlate in 228 Stati, classificate secondo un sistema di oltre 39000 nomi di lingue, nomi di dialetti e nomi alternativi di essi. L’Ethnologue contiene anche un indice delle lingue organizzato secondo le famiglie e ceppi linguistici.

La lingua veneta si stima essere parlata da circa 3.500.000 persone delle quali:

  • 2,109,502 in Italia (secondo i dati del 1976),

  • 100.000 in Croazia e Slovenia (dati 1994 Tapani Salminen);

  • 1,210,000 negli altri stati del Mondo, soprattutto in Brasile.

Il veneto, come tutte le lingue, si compone di diversi dialetti, che si sono formati per conseguenza di vicende storiche e politiche (ad es. come l’imposizione di una lingua ufficiale da parte della Serenissima Repubblica), vicende umane (emigrazione ed immigrazione) e geografiche (influenze reciproche fra lingue diverse). Va sottolineato che per i linguisti non esiste una netta distinzione fra lingua e dialetto, e noi intenderemo per lingua un insieme di sistemi linguistici (chiamati dialetti o varianti) altamente intelleggibili tra loro.

I dialetti della lingua veneta possono essere così classificati:

  • Occidentale  (Veronese, Trentino)

  • Centrale (Vicentino, Padovano, Rodigino)

  • Orientale (Trevigiano, Liventino, Pordenonese)

  • Settentrionale (Agordino, Bellunese, Primierotto, Cenedese)

  • Lagunare (Chioggioto, Pellestrinotto, Buranello, Veneziano, Caorlotto, Maranese, Gradese)

  • Veneto da Mar (Bisiacco, Triestino, Istriano, Fiumano)

  • Veneto da Oltremar (Talian)

Dialects of the Venetian language (Dialetti della Lingua Veneta)

 

 

Storia

La lingua veneta si forma dall’evoluzione del latino parlato nell’area di sostrato venetico, dal lago di Garda al fiume Isonzo.

Nell’Alto Medioevo si diffonde presto a tutte le coste dell’Alto Adriatico a scapito dell’istrioto. Nell’entroterra della Venezia riceve notevoli influssi germanici e cede alle parlate carniche e slave nella pianura friulana.

Nel Medioevo con l’istituzione e l’espansione della Repubblica Veneta il veneto diventa la base della lingua franca per i commerci nel Mediterraneo. Il veneto viene parlato da comunità di mercanti in tutta la costa dalmata, in Albania, Creta, Cipro ed altre isole greche. La Repubblica di Venezia, che è durata oltre mille anni, non ha mai imposto una lingua ufficiale nei territori controllati, sia in virtù della forte ispirazione federalista della sua amministrazione sia per la molteplicità delle popolazioni coinvolte che andavano dalle isole dell’Egeo alla profonda pianura padana. Questa mancanza di modello standard ha dato luogo anche nella stessa Venezia a fenomeni di vario tipo, compresa l’influenza dell’italiano, che nella letteratura locale ha conosciuto un certo successo, pur senza diventare predominante fino all’imposizione ufficiale da parte dell’Impero Asburgico. Precedentemente si era sviluppata una ricca letteratura franco-veneta nell’entroterra, ed ancor prima si era vissuta la fioritura di una letteratura “pavana”, andata poi scomparendo. Detti fenomeni non sono comunque stati in grado di erradicare la LV, che risulta ben attestata fin dal 1300: esistono testi che dimostrano la sussistenza della koiné veneta fin dall’epoca di Dante nonostante le varie influenze (si veda per esempio la Cronaca de la guerra tra Veniciani e Zenovesi di D.Chinazzo, 1386).

Nel Rinascimento è una lingua diplomatica usata in tutta Europa, dall’Inghilterra, alla Russia, all’Armenia. E’ lingua ufficiale da Bergamo a Udine, in Istria e nei territori della Repubblica. Rimane lingua dei commerici marittimi.

La caduta della Repubblica Veneta nel 1797 mette fine all’importanza diplomatica del veneto che perde anche il riconoscimento di lingua ufficiale a scapito dell’italiano nelle successive entità statali.

La diffusione dei giornali, soprattutto in lingua italiana o tedesca, porta la borghesia veneta ad utilizzare l’italiano.

La massiccia emigrazione (oltre 3 milioni di persone in un secolo) avvenuta a seguito dell’annessione al Regno d’Italia nel 1866 ha portato la lingua veneta oltreoceano, dove viene ancora parlato da una nutrita comunità nel sud del Brasile ed in Messico. In una ricerca imparziale, si scoprono a volte curiosità sorprendenti, come lo studio di Mackay, C. J. (1992) titolato “Language maintenance in Chipilo: a Veneto dialect in Mexico” (trad “Il mantenimento del linguaggio a Chipilo: un dialetto veneto in Mexico” ) pubblicato nell’International journal of the sociology of language 96: 129-145.” come accertata è l’esistenza di isole linguistiche della lingua veneta nell’america del sud. Tali isole o influenze della lingua veneta sono ravvisabili anche in zone più vicine come evidenziato in “Di qualche tratto «veneto» nell’italiano regionale bergamasco” scritto da Berruto, Gaetano (1983).

La scuola dell’obbligo in lingua italiana inizia dal 1915 il processo di assimilazione linguistica della comunità veneta. Il veneto viene considerato un “dialetto dell’italiano” e bandito dalle scuole, usanza in voga a tutt’oggi.

Il regime fascista sostiene l’italianità, utilizzando anche libri di testo bilingui veneto-italiano per insegnare l’italiano. Le bonifiche di epoca mussoliniana hanno poi aiutano il veneto a diffondersi nell’Agro Pontino ed in Sardegna assieme ai coloni prevalentemente veneti, dove viene ancora parlato.

L’esodo istriano postbellico riduce molto la presenza della lingua veneta in Istria, che ora viene parlata da ridotte comunità nei centri costieri.

Negli anni ’50 la diffusione della televisione e dei mezzi di comunicazione al grande pubblico intensifica l’opera di assimilazione linguistica: il veneto è pressoché inesistente nelle televisioni italiane, a differenza di altre lingue come lombardo, napoletano, romano, siciliano o toscano, che vengono comunque trattate come fossero dialetti della lingua ufficiale.

Negli anni 1960-70 alcuni studenti iniziano a sollevare il problema della sostituzione linguistica del veneto con l’italiano, soprattutto a seguito della sostenuta immigrazione dal sud Italia e si inizia a parlare dei diritti della comunità linguistica veneta. 

Nel 1971 lo statuto della Regione Veneto viene approvato con procedura costituzionale. All’articolo 1 viene riconosciuto il “popolo veneto”, primo passo per il riconoscimento dei diritti culturali e linguistici dei veneti.

Negli anni ’80 le istanze della comunità linguistica veneta vengono sostenute da alcuni movimenti politici, in primis la Liga Veneta.

Secondo gli ultimi dati ufficiali noti, nel 1992 l’ ISTAT riportava che il 52% dei residenti in Veneto continuava a parlare la lingua dei propri antenati. Più della metà della popolazione della Regione Veneto quindi, a quella data non si esprimeva normalmente nella lingua ufficiale dello Stato Italiano.

Nel 1995 si ha il primo tentativo di definizione della grafia da parte di una commissione istituita dalla Regione Veneto che non si conclude.

Nel 1998 entrano in vigore in Italia la “Carta Europea per la Minoranze Linguistiche” del 1992 e la “Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali” del 1994.

Nel 1999 il comitato Rinassimento Veneto fa la prima richiesta ufficiale di applicazione dei diritti linguistici alle istituzioni italiane come minoranza (collegamento).

Nell’ultima decade l’uso della lingua veneta si è mantenuto anche tra le nuove generazioni (nonostante la mancanza di riconoscimento, insegnamento e protezione) soprattutto grazie alla diffusione di internet, che ha permesso la nascita di blog e siti dedicati alla lingua e alla cultura veneta.

Nel 2002 nasce l’Associazione culturale Veneto Nostro, che in pochi anni diviene il centro dell’associazionismo linguistico e culturale veneto grazie alla pubblicazione di un giornale completamente in lingua veneta e all’organizzazione dell’annuale Festa dei Veneti.

Nel 2009 la Regione Veneto istituisce una seconda commissione per la grafia che non approva una risoluzione definitiva.

Nel 2013 il Comune di Limena approva una delibera per richiedere alla Regione l’applicazione dei diritti di minoranza nazionale al popolo veneto, compreso il diritto di bilinguismo ufficiale veneto/italiano.

Nel 2014 nasce l’Istituto Lingua Veneta, ente autonomo di riferimento per la lingua veneta, grazie ad un progetto partecipato da diverse associazioni culturali. Il primo obbiettivo è la definizione di una grafia standard per il veneto, di una grammatica e di un dizionario.

 

 

Illuminante sulla storia della lingua veneta è l’intervista fatta da Carlo Pizzati a John Trumper, linguista esperto di veneto di cui si riportano alcuni estratti tradotti. Il Professor Trumper, è un esperto e rispettato linguista di origine gallese, che insegnava (al momento dell’intervista) alla Università di Cosenza (Italy), ma ha anche insegnato per diversi anni a Padova. Trumper è uno dei più riconosciuti linguisti di Veneto, e ha scritto diversi libri sulla lingua della Repubblica di Venezia. Capace di parlare anche il celtico e per questo in polemica con alcuni politici, ecco un pezzo di intervista a Trumper.

“D: Professor Trumper, lei si acciglia riguardo alle origini Celtiche, quali sono quelle dei veneti ?

R: Quelle sono più certe. Esiste un territorio, una storia comune, quella della ‘Serenissima,’ e una lingua, il Veneto. Ma se “Veneto” è dove la lingua Veneta era parlata, allora il suo confine deve essere espanso fino a dentro l’Emilia-Romagna, e tutto lungo il fiume Adda, dove molti dialetti di Brescia e della provincia di Mantova sono influenzati dalla lingua veneta, mentre, da altra parte, il dialetto di Verona ha alcune radici lombarde ed è stato poi “venetizzato”. A Est, il veneto era parlato in Istria (ora Croazia) e in Dalmazia (ora Croazia), dove la lingua dalmata ha origini dirette dalla lingua veneta.

D: Ma il veneto è una lingua o un dialetto?

R: Non c’è assolutamente nessuna differenza fra lingua e dialetto, perché ciascuno dei due può divenire l’altro. Dall’ottavo secolo dopo Cristo fino alla invasione di Napoleone nel 1797, il veneto era la “lingua veneta”. Quando la ‘Serenissima’ iniziò a scrivere documenti ufficiali e legali in Veneto, era implicitamente riconosciuto che la lingua Veneta era una lingua. In quel periodo c’erano 3 lingue o dialetti presenti nel territorio Veneto: il dialetto “Veneto Aulico-Veneziano” , il dialetto “Toscano con forti influenze Venete” ed il Latino, che comunque sopravvisse solo fino al 1600. Dopo di allora rimasero solo il Toscano ed il Veneto parlato in Veneto, che non ha nulla ha che vedere con il Venetico, un dialetto Italiano con radici Indo-Europee parlato dai Venetici.

D: Ma ha smesso di essere una lingua?

R: Quando Napoleone prese Venezia e la diede all’Austria. A quel punto il veneto non fu più considerata una lingua ma un dialetto. La lingua ufficiale in Veneto divenne il tedesco dell’Austria, ed il veneto divenne “un dialetto della lingua tedesca-austriaca parlato nelle regioni del sud dell’impero [..]

D: Così, non solo la storia è scelta dai vincitori ma anche la lingua.

R: Possiamo dire così. Ma anche Venezia fece lo stesso in Veneto. Allora c’erano due ceppi linguistici, il veneto parlato nell’area di Treviso, ed il veneto parlato in quelle che sono oggi le province di Padova, Rovigo e Vicenza. Venezia creò, e possiamo usare questa parola, una lingua Ufficiale; molti considerano questo veneziano ufficiale del veneto come la toscanizzazione della lingua Veneta, ma non è veramente così. Si tratta invece di una mescolanza di molti elementi di diversi dialetti.[..]”

 

 

 

 

Uso attuale

Nonostante la mancanza di recenti ricerche e dati ufficiali, possiamo dire che il veneto rimane oggi la lingua madre della maggioranza della popolazione sul territorio che va dal Garda fino alle Alpi Giulie passando per la costa dell’Alto Adriatico.

Secondo la classificazione nell’“Ethnologue”, l’uso attuale della lingua è “vigoroso” . Oltre che mantenersi nell’uso quotidiano, il veneto è utilizzato sempre più nell’arte contemporanea (musica, teatro, cinema) e sta vivendo un recupero anche nelle isole linguistiche oltre oceano (Rio Grande do Sul).

Il veneto è usato anche in diversi siti Internet, e data l’età media dei “naviganti internet” (25-35 anni) questo indica la vivacità anche nelle nuove generazioni. Non è difficili imbattersi nelle strade del veneto in punk, grunge, rocker che parlano veneto.

L’esistenza del veneto e la sua permanenza è stato affrontato da Laura Vanelli nel testo “Italiano e veneto nella scuola (e fuori)” in “La lingua italiana oggi: un problema scolastico e sociale”, Bologna, Il Mulino (1977), come il problema di un bilinguismo da affrontare, visto prima della sua protezione giuridica avvenuta con la sottoscrizione dei “Patti” sui diritti civili e politici (L.n.176/’91).

I dati confermati dall’Istat a distanza 16 anni da quelli del l’ultimo rilevamento dell’“Ethnologue”, dimostrano che quei 2.109.502 del 1976 sono costanti o addirittura aumentati nel 1992 al 52% dei 4.700.000 abitanti del veneto, ed infatti in certe zone essi sono la totalità dei parlanti, dimostrando che il fenomeno della lingua veneta non è né passeggero né in diminuzione, soprattutto lì dove precise origini e fatti storici ne danno una dimostrazione di persistenza.

Stefano Mazzano nel “il dialetto Veneto” in estratto all’indirizzo http://www.mpbnet.it/edu/mogliano/dialet/dialt1_1.htm riporta che

“anche l’interlocutore che parla italiano di fronte ad un dialettofono si sente a disagio: da una ricerca effettuata nel 1986, relativa soprattutto alla realta’ veneta (G. MARCATO, in AA.VV., Guida ai dialetti veneti, VIII, Padova 1986, p.155-202), risulta che l’italiano crea talvolta sfasature anche pesanti tra gli interlocutore. [..] Eppure il “dialetto” in Veneto e’ una presenza costante, una lingua viva di comunicazione alla quale quasi nessuno e’ estraneo; boccheggia ma non affoga, perche’ il processo di morte del “dialetto” e’ quantomai complicato. [..] Un ‘sano’ bilinguismo (cioe’ un bilinguismo accettato, riconosciuto e voluto), capace di esprimere padronanza del dialetto quando si vuole, e dell’italiano quando si vuole, e’ forse la migliore condizione linguistica augurabile[..].”

 

 

Riconoscimenti ufficiali

Italia – Il veneto è riconosciuto come lingua dalla Regione Veneto dal 1999, ma non è riconosciuto dallo Stato Italiano che ne è competente. Non vengono quindi applicati i diritti di minoranza linguistica alla comunità venete residenti in Italia.

Il problema della lingua veneta è stato recentemente sollevato nella conferenza “Lingua internazionale Fundapax”.

Il 18 giugno 1998 Vittorio Sgarbi ha lamentato che la proposta di legge in corso per le minoranze linguistiche, vede escluso il veneto (la lingua veneta), ma che questo non significa che essa non esita. Da una notizia ANSA si riporta che Vittorio Sgarbi, con due lunghi interventi, ha spiegato le ragioni per le quali, in base all’impianto del progetto di tutela (delle minoranze linguistiche), la tutela andrebbe estesa anche alla lingua veneta , mentre Mario Tassone (CDU-CDR) ha sottolineato il rischio che il provvedimento alimenti spinte centrifughe che non vanno nella direzione di una evoluzione reale della difesa delle diverse culture. A mio avviso una negazione di diritti umani di tale livello, in contrasto all Costituzione, trasformerebbe legittime istanze di convivenza in istanze separatiste e di rifiuto dell’altro, dato che l’altro si è rifiutato per primo in maniera. Antonio Bisceglie (DS) ha sostenuto che ‘La legge vuole cogliere una grande ricchezza umana, sociale, culturale della nazione, una risorsa da valorizzare, non un peso o una presenza ostile”

Brasile – la variante brasiliana della lingua veneta, il talian, è riconosciuto dallo Stato Federale del Rio Grande do Sul dal 2012 e dallo Stato del Brasile dal 2014. Il talian verrà insegnato a scuola nelle comunità venete originarie.

Croazia, Grecia, Messico, Romania, Slovenianessun riconoscimento e tutela.

 

 

Istituzioni e minoranze linguistiche: il punto di vista internazionale.

Molti testi ed istituzioni promuovono le minoranze linguistiche. Il trattato dell’Unione Europea (trattato di Maastricht, 1992), menziona la diversità culturale e linguistica degli stati membri (Art. 126) ed impegna al rispetto della diversità nazionale e regionale nell’articolo 128 (Culture) nei vari aspetti educativi, formativi e nella gioventù.

La Commissione Europea attraverso la Direzione Generale XXII gestisce un budget per le minoranze linguistiche e culturali; essa sovvenziona iniziative per la promozione e la difesa delle minoranze linguistiche della Unione Europea, sia a livello Europeo come presso l’”ufficio Europeo per le lingue meno comuni” ed il network di informazione “Mercator”, sia in specifici progetti di diverse comunità linguistiche.

Il Parlamento Europeo (http://www.europarl.eu.int/welcome.html) a un commissione mista per le Minoranze Linguistiche fin dal 1983. La commissione è composta di membri di quasi tutti i gruppi politici nel parlamento e si riunisce ogni mese. Il Parlamento Europeo emanato diverse risoluzioni in favore delle minoranze linguistiche regionali, come la risoluzione Arfé del 1981 e del 1983, la risoluzione Kuijpers del 1987, il rapporto Killilea del 1994.

Il “Consiglio d’Europa” (http://www.coe.fr/tablconv/157t.htm) riconosciuto dalla L.n.848 del 1957, ha adottato nel 1992 la “Carta Europea” per le minoranze linguistiche” regionali. Dopo cinque ratifiche la carta è entrata in vigore il primo marzo 1998.

Nel 1994, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato una Convenzione Quadro per la “Protezione delle minoranze nazionali” dopo dodici ratifiche la convenzione è entrata in vigore il primo febbraio 1998.

L’Ufficio Europeo per le lingue meno parlate” ha acquisito di organo consultivo con il Consiglio d’Europa in 1998.

L’ UNESCO, anche se non una istituzione Europea, è aggiunta alla lista per le sue azioni in favore dei diritti umani. Dopo la emanazione della “Dichiarazione dei diritti della persona appartenente a Etnie Nazionali, Religiose e a minoranze linguistiche” (Risoluzione 47/135 del 18 Dicembre 1992), adottata anche dalla Assemblea generale delle Nazioni Unite , una nuova dichiarazione dei diritti linguistici è stata scritta per affermare i diritti linguistici per affermare la uguaglianza di tutte le lingue e la falsa distinzione fra lingua naturale e collettiva.

Si deve ricordare come gli Stati (compresa l’Italia) sono obbligati a rispettare i diritti del fanciullo che cresce in una minoranza linguistica culturale in modo che l’educazione impartita rispetti la differente cultura insita in ogni lingua, la qual cosa non può avvenire se non garantendo al fanciullo la possibilità di crescere in un ambiente dove, in maniera paritaria, gli sia permesso di usare i differenti idiomi (della famiglia/comunità e dello Stato) nelle relazioni sociali, nella formazione, nell’educazione, nei mass media.

Lo Stato Italiano, sia con lo Statuto della Regione Veneto, sia con numerose successive convenzioni, si è impegnato ed è obbligato, a rispettare la lingua veneta come autonoma, storicamente determinata, appartenente ad una specifica comunità territorialmente insediata già prima della sua stessa esistenza (profilo storico culturale), usata in maniera predominante quale lingua autoctona.

(questo testo è sottoposto alla tutela del diritto d’autore)